E’ stata definita la “discarica tossica più grande d’Europa” e non si trova a Napoli, ma nel tranquillo Abruzzo.
E’ dall’inizio del secolo scorso che Bussi sul Tirino , paesino della provincia di Pescara, convive con un’industria chimica sotto i piedi dei propri cittadini: la Montedison. All’inizio la Società Italiana di Elettrochimica (Franco-Svizzera), si installò nel sito per la produzione di cloro.Per poi passare per un’evoluzione chimica di società in società partendo dall’alluminio, al silicio, a scopi bellici con la produzione di acido benzoico ed addirittura gas nervino. Dagli anni ‘30 la gestione Montecatini, che dal 60′ sfrutta il sito per la produzione di cloro, clorometani, cloruro ammonico, piombo tetraetile e trielina.
Dal 1982 il problema inquinamento peggiora radicalmente a causa di 8 nuovi acquedotti creati proprio all’altezza dell’industria, che scaricando i propri rifiuti inquina l’acqua ancora potabile fino a quei giorni.
Nel 2002 arriva la Solvay che si accorge delle soglie di inquinamento oltre il limite consentito, sia nelle terre che nelle acque. Acqua ufficialmente inquinata. Passano 2 anni di normali bevute prima che qualcosa si muova, nella totale inconsapevolezza dei cittadini. nel 2004, la ASL dopo accertamenti afferma che l’inquinamento della zona “pregiudica gravemente la qualità delle acque destinate al consumo umano” e dichiara lo stato di allerta. Per ben 3 anni un silenzio assordante colpisce istituzioni, enti e cittadini ignari ad occuparsi del caso soltanto WWF, gli esponenti di Rifondazione Comunista, Legambiente ed il quotidiano PrimaDaNoi. Nel 2007 viene scoperta la discarica dopo un’ispezione del Corpo delle Guardie Forestali di Pescara: viene finalmente accertato essere il deposito dove venivano smaltiti illegalmente materiali tossici dall’industria chimica pesante dagli anni ‘60 agli anni ‘90. Il tempo passa tra aperture e chiusure degli acquedotti.
Ma la discarica non è soltanto una: sono ben 4, per una zona che copre più di 6 ettari. Oltre alla discarica più grande d’Europa nella zona di Bussi, nel tempo ne sono state create altre tre poco più distanti. Le prime due grandi circa 50mila metri quadri servivano allo smaltimento di ” rifiuti tossico nocivi contenenti mercurio, piombo, zinco, tetracloetilene, idrocarburi leggeri e pesanti.” L’altra invece di circa 30mila metri quadri come discarica generica. Anche nell’abusivismo, a quanto pare, c’è ordine.
Il WWF dichiara che le sostanze contenute nelle discariche abusive arrivano a 3 milioni di volte oltre i limiti di legge consentiti per il Cloroformio, 420mila volte oltre il limite per il tetraclorometano, decine di migliaia o migliaia di volte per tante altre sostanze pericolose tra cui mercurio, cloruro di vinile, tetracloruro di carbonio, esacloroetano, cloroformio ecc… Cancerogene e pesantemente dannose per fegato, reni e colon.
Gli enti decidono di non “allarmare la popolazione”, che in definitiva significa manipolare dati e mostrare alla popolazione il falso. In particolare la Procura sta indagando sui vertici di Ato (ente d’ambito territoriale) e Aca (l’azienda comprensoriale acquedottistica), che erano a conoscenza del problema inquinamento sin dal 1992, ma hanno sempre inviato relazioni ed analisi sommarie, false e rivolte a dissimulare un problema fatto passare come un capriccio degli ambientalisti. I motivi sempre i soliti: disfarsi velocemente e senza costi aggiuntivi per lo smaltimento dei rifiuti tossici, il tutto con la collusione degli enti locali.
Anche dopo la fine dell’inchiesta penale il problema rimarrà. Si è calcolato che per la bonifica della zona ci vorranno circa 150milioni di euro, mentre ancora non si riesce a trovare una soluzione immediata per evitare ulteriori infiltrazioni tossiche nelle falde idriche.
(fonte crimeblog.it)


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